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Avevamo già parlato in questa piccola antologia del prosciutto crudo iberico sui tempi degli Iberi, i popoli che abitavano la Penisola Iberica prima dall’arrivo dei Romani, i cui facevano già una sorta di prodotto simile al prosciutto con la carne del maiale.

Poi arrivarono i romani, e con loro il suino diventò un’animale di alto valore economico, anche sociale, e soltanto le persone più ricche potevano consumare la parte più apprezzata del maiale, e cioè, il prosciutto. Era così apprezzato nella società romana antica che fecero pure delle monete con la incisione della gamba del maiale.

All’inizio la macellazione si faceva dai cuochi (‘coquus’), ma poi diventò un compito più specializzata, in mano soltanto dal ‘vicarius supra cenas’, chi del maiale ne approfittava non solo il prosciutto, ma anche altre parti dell’animale.

Il prosciutto si elaborò e si produsse a Roma durante secoli, come si può leggere su molti libri e documenti (a Conesa, nella antica ‘Tarraco’, fu trovato un prosciutto fossilizzato per lo meno da duemila anni fa), e si facevano più o meno le stesse fasi odierne per preparare il prosciutto crudo come noi lo consumiamo.

Storia del prosciutto (seconda parte)
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